Regla de Ocha-Yoruba

Gli Yoruba (Yorùbá nell’ortografia Yoruba) sono un vasto gruppo etno-linguistico di circa 40 milioni di persone e diffuso nell’Africa occidentale. Sono presenti soprattutto in Nigeria (costituiscono il 30% della popolazione nigeriana), ma anche in Benin, Togo e Sierra Leone. Nel periodo della tratta degli schiavi molti abitanti di queste regioni furono deportati nelle Americhe, e si trovano comunità riconducibili al gruppo Yoruba anche in Brasile, Cuba, Porto Rico, Repubblica Dominicana, Haiti, Giamaica, Trinidad, nei Caraibi e negli Stati Uniti.

L’arte Yoruba include numerosi tipi di manifestazioni di tipo teatrale e narrativo, alcune delle quali sono state riconosciute dall’UNESCO come parte del patrimonio “orale e intangibile” dell’umanità. In particolare sono rinomate le recite in maschera Yoruba e l’Ifá, un corpus di poemi usati nelle cerimonie di divinazione. Innumerevoli studiosi hanno analizzato i comportamenti rituali degli Egungun (i rappresentanti degli spiriti ancestrali) e altre manifestazioni come gli Epa (riti di valore e fertilità) e l’Ẹyọ, una processione di danzatori mascherati. Gli Yoruba utilizzano tre tipi di maschere: le gelede che sono colorate e molto espressive; le epa monumentali che raggiungono anche i due metri di altezza; le egungun caratterizzate da grandi orecchi.[2] Molte maschere evidenziano un’ascia bipenne, insegna rituale del dio Shango. Pregevoli sono anche i tamburi agba impreziositi da ricche decorazioni.

La religione tradizionale Yoruba, detta a Cuba Regla de Ocha o Santeria, è complessa, e dotata di un ricco olimpo di divinità (Orisha). Olorun (o Olodumare) è venerato come dio-creatore, mentre altre figure divine sono considerate come emissari o intermediari fra Olorun e gli uomini. Fra queste si possono citare Oyá (dea del vento), Ifá (divinazione o destino), Eleda (destino), Ibeji (gemelli), Osanyin (medicina e arti di guarigione), Obatala il padre benevolo degli orisha e dell’umanità e Oshun (dea della fertilità, protettrice dei bambini e delle madri), Ajalamo dio dei bimbi ancora non nati[3] e Shango (dio del tuono).

Una divinità specifica dell’olimpo Yoruba, Ori, rappresenta gli esseri umani e le altre creature senzienti. Viene venerato attraverso una scultura decorata con conchiglie di ciprea. In generale, la scultura Yoruba è contraddistinta da figure lignee tendenti al naturalismo, talvolta inquadrabili a un particolare stile (stilizzazione). La capigliatura è abbondante e alta, il volto di forma allungata da ampio risalto ai grossi occhi ovali; il colore è un elemento decorativo e simbolico molto diffuso e caratterizza soprattutto le maschere, come quelle della fecondità, di grandi dimensioni e articolate da una serie di figure sovrapposte.[4]

Come in molte culture africane, i genitori e gli antenati defunti vengono considerati protettori dei loro discendenti; sulle loro tombe si prega e si offrono sacrifici, e i loro spiriti vengono rievocati da danzatori mascherati nelle feste Egungun.

Dal XIX secolo in poi, gli Yoruba si sono in gran parte convertiti al Cristianesimo (e in misura minore all’Islam) e in alcune regioni (per esempio negli Stati Uniti) gli Yoruba sono noti per essere cristiani particolarmente rigorosi. Tuttavia, una porzione significativa della popolazione Yoruba continua a praticare in qualche misura i culti tradizionali e si affida a divinatori come i babalawo (“padri dei segreti”).