Abakuà

Intorno alle società segrete maschili Abakuá sono cresciuti timori e pregiudizi alimentati dal mistero che ha sempre avvolto le loro attività, i loro riti e le loro credenze. Pregiudizi negativi che, anche tra la popolazione nera, hanno fatto coincidere nell’opinione corrente il termine Abakuá, o nañigo, come vengono denominati abitualmente i suoi membri, con quello di malavitoso, guappo.

Fernando Ortiz, in ‘Los negros brujos’, risente di questo diffuso pregiudizio sociale, che tende ad attribuire al nañiguismo, come particolare espressione socioculturale, e in generale a tutta la cultura negra, la colpa di molti mali che affliggevano la società cubana nei primi anni del secolo:”… la stregoneria e il nañiguismo, che tanta parte hanno avuto nella malavita di Cuba”.[Ortiz F., 1995] Le regole delle società Abakuá, che tra altri imperativi impongono il mutuo aiuto, e in particolare quelle relative all’obbligo di non violarne la segretezza, esasperando tra gli affiliati il senso di comune appartenenza, hanno sicuramente favorito un atteggiamento di connivenza tra i suoi membri anche a scapito del rispetto delle leggi ed hanno conseguentemente favorito la presenza di individui appartenenti a vario titolo alla criminalità o, più semplicemente, di elementi turbolenti ed insofferenti di una autorità che si esercitava in modo particolarmente vessatorio contro la popolazione nera.

La risposta delle autorità coloniali e repubblicane a questa forma di aggregazione fu sempre improntata a criteri di intransigenza e durezza: la sola affiliazione ad un gruppo Abakuá costituiva un elemento sufficiente per vedersi commutare pesanti condanne e la deportazione all’Isla de Pinos, come testimoniano i verbali di polizia dell’epoca. La persecuzione contro i membri di queste società. segrete fu aggravata anche dal fatto che la lotta anticoloniale, alla quale fu associata la lotta antischiavista, vide la partecipazione di numerosi nañigos. In epoca repubblicana, le difficili condizioni economiche dei ceti popolari favorirono l’accesso ai gruppi di mutuo sostegno anche di elementi bianchi, mulatti e della nuova immigrazione orientale.

A Cuba si hanno notizie del primo gruppo di Abakuá, a quell’epoca integrato esclusivamente da neri schiavi o liberi, solo nel 1836. Inizialmente formato da persone appartenenti allo stesso gruppo etnico carabalì e provenienti da una sola regione africana, nacque con finalità di reciproca protezione e soccorso. Le origini di queste associazioni sono però molto più antiche e risalgono alle società segrete africane di alcune sottotribù carabalì, depositarie di ‘misteri’ religiosi e che, con la loro struttura diffusa sul territorio, svolsero un importante ruolo sociale di arricchimento e potenziamento di alcune famiglie, attraverso la cattura e la vendita di schiavi ai commercianti europei. Le rivalità tribali, cui il commercio negriero conferiva un nuovo contenuto, si trasposero sul suolo americano, dove giunsero anche gli antichi dominatori, a loro volta ridotti in schiavitù. Le prime associazioni, formate su base etnica, mantennero questa divisione fino a quando le rivalità tribali si stemperarono e vennero dimenticate, con il passare delle generazioni, a favore del raggiungimento di scopi comuni contro l’oppressione della società. schiavista.

L’esempio più eloquente di questo processo di fusione interetnica, allargata a mulatti e bianchi sulla base delle mutate esigenze sociali, è dato dalla nascita, verso la metà. del XIX secolo, del gruppo fondato da Andrés Facundo Cristo de los Dolores, conosciuto come Petit, che diede vita ad una nuova forma di sincretismo religioso, apportando elementi cattolici al corpo delle credenze degli Abakuá. Per le loro caratteristiche di forte sostegno reciproco, le società segrete Abakuá si radicarono fra il proletariato urbano, nelle aree industriali e portuali delle province dell’Avana, Matanzas e Cardenas, dove l’appartenenza a queste società arrivò a costituire una garanzia di lavoro, grazie alla grande influenza esercitata dai suoi membri. “E’ questo aspetto del nañiguismo quello che contribuì maggiormente al suo radicamento, nonostante i cambiamenti sociali e le persecuzioni ufficiali: una accettazione utilitaria, conveniente per i proprietari e gli amministratori di impresa fin dai tempi coloniali del XIX secolo. In centri di lavoro come questi [aree portuali, grandi fabbriche di tabacco, ecc. – n.d.r.] la pratica dimostrò la convenienza di contrattare gruppi di operai con un capo o un responsabile di fiducia per il padronato, e la organizzazione nañiga servì a questi scopi con gruppi di affiliati diretti dall’uno o dall’altro dei suoi capi: si favorì il guadagno con patti tra obones e imprese.” [Sosa Rodriguez E., 1995] Enrique Sosa Rodriguez così sintetizza l’organizzazione e il senso di queste società: “Abakuá, società segreta, esclusiva per uomini, autofinanziata mediante quote e collette raccolte fra i suoi membri, con una complessa organizzazione gerarchica di dignitari (plazas) e assistenti, la presenza di esseri ultraterreni, un rituale oscuro il cui segreto – gelosamente custodito – si materializza in un tamburo chiamato ekwé‚cerimonie di iniziazione, rinnovamento, purificazione e morte, benefici temporali e perenni, leggi, castighi interni di obbligatoria esecuzione ed accettazione, un linguaggio ermetico, esoterico e un linguaggio grafico, corredato da firme, sigilli e segni sacri, costituisce, fino ai nostri giorni, un fenomeno culturale senza paragone a Cuba e in America, di grande importanza per la conoscenza della nostra tradizione e delle nostre istituzioni culturali, del nostro folclore.” [Sosa Rodriguez E., 1991]

Molti studiosi non concordano nell’attribuire alle società Abakuá un carattere religioso, considerandone principalmente le caratteristiche di reciproco soccorso ed aiuto, ma questo carattere è presente e si esprime nella credenza in un nucleo mitologico intorno ad un essere soprannaturale, con il quale gli Abakuá entrano in contatto per mezzo di cerimonie svolte nel luogo sacro che ogni gruppo possiede. L’essenza del loro sistema religioso si basa sulla leggenda del “pesce Tanze”, uno spirito la cui voce si materializza nel suono del tamburo sacro. La pratica religiosa prevede il contatto e la convocazione di altri spriti (diablitos) e forme di culto verso gli antenati, sempre invocati all’inizio di ogni cerimonia.

Caratteristica della concezione religiosa degli Abakuá, che ne marca la differenza con gli altri culti afrocubani, è la mancanza di un atteggiamento utilitaristico, di richiesta per l’ottenimento di benefici per i credenti da parte degli spiriti evocati e che, secondo questo credo, ‘abitano’ qualunque essere, animato o inanimato, presente nella natura. Il potere dell’officiante consiste nella potestà di spostarli a suo piacimento in qualunque altra entità, anche immateriale. Come accade in altri sistemi religiosi di origine africana, anche gli Abakuá utilizzano segni grafici, direttamente corrispondenti a singoli spiriti e che posseggono proprietà magiche di protezione.

Nel panorama dei gruppi religiosi cubani, tutti improntati alla massima autonomia, le società segrete Abakuá presentano il livello più alto di organizzazione, avendo formato a Matanzas e a Cardenas delle strutture di coordinamento tra i gruppi presenti all’interno dello stesso comune. Diversi sono gli appellativi con i quali vengono denominate le varie società: ‘terra’, ‘potenza’, ‘gioco’. Secondo Argüelles Medero e Hodge Limonta, “Il termine ‘terra’ riflette l’origine socioeconomica di gruppi simili in Nigeria, anteriori a quelli creati a Cuba. Si ricordi che l’attività agricola degli africani del Calabar era fondamentale, per cui la terra acquistò carattere di simbolo religioso nella cultura di questi popoli … per la forza interna, magica e di tutto ciò che riguarda un Abakuá … la ‘potenza’ è l’insieme degli oggetti sacri e di uomini che hanno dato prova di essere credenti valorosi e virili. Solo chi è ‘potente’, ‘maschio’ può accedere ai suoi segreti … gruppi di ballerini e suonatori vennero chiamati ‘juego’ … e per analogia i gruppi nañigos, che il giorno dell’Epifania e in altre occasioni uscivano con il diablito alla loro testa, ballando alla loro maniera.“ [Argüelles Medero A., Hodge Limonta L:, 1991]

Data la sua doppia identità, la gerarchia interna alle società Abakuá è duplice, dovendo presiedere sia alle esigenze pratico-amministrative del mutuo soccorso che a quelle religiose, cui fanno fronte diverse figure, ognuna con un ruolo specifico ed un posto ben determinato nella scala gerarchica. Questa doppia funzione, comportando l’esistenza di un corpo normativo basato sulla necessità di celare gelosamente i segreti della societ.à e di garantire ad ogni associato l’effettivo sostegno di tutti gli altri membri, ha contribuito in maniera determinante al forte senso di appartenenza al gruppo tipico degli Abakuá, rafforzando i legami tra gli aderenti e differenziando queste società segrete da tutte le altre associazioni religiose cubane.